Laserterapia ad alta potenza

La laser terapia consiste nell'utilizzare per scopo terapeutico nel settore della fisioterapia gli effetti prodotti dall'energia elettromagnetica generata da due sorgenti di luce laser (fasci di luce coerenti e monocromatiche).

Il raggio laser entra nei tessuti e provoca una risposta biochimica sulla  membrana cellulare e all’interno dei mitocondri. Fra gli effetti positivi,  sono da segnalare la vasodilatazione (con conseguente aumento della  temperatura della zona interessata, aumento del metabolismo, stimolazione  neurovegetativa e modifica della pressione idrostatica intracapillare),  l’aumento del drenaggio linfatico e l’attivazione del microcircolo.

Ovviamente l’azione può anche essere negativa (si pensi per esempio al fatto  che si tende a proteggere sempre gli occhi durante la terapia per evitare  danni alla retina e che molti laser sono utilizzati in chirurgia!).

Scopi della laserterapia

Gli scopi della laserterapia sono sostanzialmente due: antidolorifico e antinfiammatorio.

Nello sportivo il primo effetto dovrebbe riguardare solo i professionisti,  perché, nella stragrande maggioranza dei casi,  correre sul dolore non fa altro  che allungare i tempi di guarigione (un professionista può per esempio  ricorrere a una terapia antidolorifica per non saltare un campionato del  mondo).

L’azione antidolorifica è dovuta all’aumento della soglia della percezione  delle terminazioni nervose e dalla liberazione di endorfine.

L’effetto antinfiammatorio è dovuto all’aumento del flusso sanguigno  conseguente alla vasodilatazione.

L’azione antiedemigena (molte  infiammazioni sono accompagnate da edemi) è dovuta alla modifica della  pressione idrostatica intracapillare.

 

L’azione biologica del laser dipende:

  • dalle caratteristiche del tessuto che caratterizza l’assorbimento, la  riflessione o la trasmissione di energia;
  • dalla lunghezza d’onda (che va dai 632 nm dei laser a elio-neon ai 10.600 nm dei  laser ad anidride carbonica);
  • dalla densità di potenza (cioè dalla potenza sull’unità di superficie);
  • dall’inclinazione del raggio laser utilizzato che deve essere il più  possibile ortogonale rispetto alla superficie da trattare per evitare la  rifrazione;
  • dal tempo di esposizione.

Semplificando il discorso potremmo dire che i laser si classificano in base  alla potenza, per esempio quelli a elio-neon o a diodo semiconduttore sono a  bassa potenza (soft-laser; con potenze per esempio attorno ai 500 mWatt),  mentre altri, come per esempio quelli a neodimio YAG o  a CO2, sono ad alta potenza (power-laser).  Per esempio, un laser a CO2 è capace di produrre una notevole potenza di  uscita in funzione dell’alta efficienza (circa il 30% rispetto allo 0,1%  della maggior parte dei laser a elio-neon).

 

Le controindicazioni principali sono: gravidanza, epilessia, tumori, stadi emorragici, trattamenti sui gangli simpatici, sul nervo vago, sulla tiroide e sulla regione cardiaca in pazienti con patologie cardiache.

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