Infiltrazioni Articolari

Trattamento infiltrativo locale articolare e periarticolare di cortisonici, acido ialuronico o farmaci omeopatici.

Nel caso di infiltrazioni articolari, la soluzione medicamentosa viene iniettata internamente all’articolazione, mentre nel caso di infiltrazioni periarticolari, il farmaco viene iniettato in una sede adiacente all’articolazione.

Le principali indicazioni della terapia infiltrativa sono relative a patologie articolari (per esempio artrosi o artriti non infettive, condropatie ecc.) e patologie interessanti le strutture periarticolari e i tessuti molli (borsiti, capsuliti, entesopatie, fasciti, fibrositi, peritendiniti, sindromi radicolari, tendiniti, tenosinoviti ecc.).

 

Le infiltrazioni di acido ialuronico

Le infiltrazioni di acido ialuronico (più esattamente di sodio ialuronato) vengono soprattutto utilizzate nella cura dell’artrosi (trattamento conservativo) e delle condropatie. Questa tipologia di infiltrazione viene usata fin dai primi anni ’70 del XX secolo e i vari studi effettuati nel corso del tempo hanno mostrato l’efficacia di questo tipo di trattamento, in particolar modo nell’artrosi del ginocchio (gonartrosi) e dell’anca (coxoartrosi).

La terapia intra-articolare con acido ialuronico (nota anche come viscosupplementazione in riferimento alle spiccate proprietà viscoelastiche della sostanza in questione) era nata inizialmente con il mero scopo di ridurre i sintomi dolorosi legati al processo artrosico, ma, secondo molti autori, oltre alla riduzione del dolore (e al conseguente miglioramento della mobilità delle articolazioni trattate) si possono ascrivere a questo tipo di infiltrazione altri benefici interessanti quali l’effetto antiflogistico (con diminuzione del versamento intra-articolare), l’incremento della densità delle cellule cartilaginee, la ricostruzione dello strato amorfo superficiale cartilagineo e un’efficacia clinica duratura (da un minimo di sei mesi a un massimo di un anno) una volta terminato il ciclo della terapia infiltrativa. Secondo altri autori, invece, l’efficacia delle infiltrazioni di sodio ialuronato viene eccessivamente enfatizzata.

Non esiste uno schema terapeutico standard per la terapia infiltrativa con acido ialuronico; nella maggior parte dei casi si effettuano infiltrazioni di 20 mg di acido ialuronico con cadenza settimanale per cinque settimane; questo ciclo deve essere ripetuto almeno due volte in un anno. Una volta effettuata l’infiltrazione, il soggetto può eventualmente eseguire esercizi a carattere terapeutico.

Di norma le infiltrazioni di acido ialuronico non hanno effetti collaterali di rilievo; tuttavia, se l’iniezione non viene eseguita correttamente si possono registrare dolore, gonfiore e rossore a livello locale. Nel caso di infiltrazioni al ginocchio, anche se l’iniezione è stata eseguita in modo corretto, si possono avere dolenzia, gonfiore e versamento di liquido sinoviale nell’articolazione.

Prima di sottoporsi a infiltrazioni con acido ialuronico, è necessario che il medico si informi su eventuali allergie o sensibilizzazioni ai farmaci utilizzati e alle sostanze eccipienti contenute nella soluzione medicamentosa; questo allo scopo di evitare problemi quali reazioni allergiche, reazioni da ipersensibilità o, nei casi peggiori, shock anafilattico.

Non è possibile sottoporsi a questo tipo di terapia nel caso in cui il soggetto sia affetto da problemi infettivi di origine batterica o virale.

Sono da altresì da evitare infiltrazioni di acido ialuronico nel caso di gravidanza o allattamento.

 

Le infiltrazioni di cortisonici

Le infiltrazioni di cortisone sono una pratica medica piuttosto frequente; esse vengono utilizzate per trattare numerose condizioni patologiche, fra le quali possiamo ricordare varie forme di artrite (gottosa, psoriasica e reumatoide), borsiti, tendiniti ecc. L’utilizzo di infiltrazioni di cortisone nel trattamento dell’artrosi richiede un’attenta valutazione da parte dello specialista perché terapie prolungate nel tempo possono finire per aggravare il problema.

A seconda degli effetti ricercati e ovviamente del tipo di patologie di cui soffre il soggetto, si effettua la scelta del tipo di cortisone da utilizzare per la terapia infiltrativa; nel caso di processi patologici acuti, volendo ricercare un effetto immediato, si ricorre a corticosteroidi ad azione rapida, ma dall’effetto meno duraturo; nel caso invece si debbano trattare malattie di tipo cronico, si ricorrerà a cortisonici dall’efficacia a insorgenza più lenta, ma maggiormente durevole nel tempo. A prescindere dal cortisonico che verrà utilizzato per la terapia infiltrativa, le infiltrazioni di cortisonici prevedono sempre l’aggiunta di un farmaco ad azione anestetica, generalmente la lidocaina (un farmaco anestetico che viene talvolta utilizzato anche come antiaritmico).

Gli schemi terapeutici delle infiltrazioni di cortisone variano in base al tipo di patologia da trattare e a suo livello di gravità; lo schema terapeutico standard prevede un’infiltrazione di corticosteroidi con cadenza settimanale per un numero di volte che va da 3 a 5, ma alcuni autori consigliano schemi prudenziali (4 infiltrazioni al massimo all’anno, separate da un mese di tempo almeno).

Com’è noto, il cortisone è una sostanza dagli spiccati effetti antinfiammatori e immunosoppressori e la sua efficacia nella riduzione del dolore e dei versamenti articolari è particolarmente elevata. D’altro canto, un utilizzo prolungato di cortisonici può essere causa di un notevole indebolimento di legamenti, ossa e tendini. Si deve poi considerare che, pur trattandosi di una terapia locale, una piccola quota di farmaco entra comunque nel circolo sistemico e, in alcuni soggetti, potrebbe dar luogo a effetti collaterali di una certa importanza.

Di norma, le infiltrazioni di cortisone sono controindicate a diabetici, ipertesi, immunodepressi, soggetti affetti da grave osteoporosi e soggetti sottoposti a terapie antitrombotiche con acenocumarolo o warfarin.

Dal momento che, come abbiamo visto, gli effetti collaterali delle infiltrazioni con cortisone possono essere particolarmente importanti, il ricorso a esse va effettuato a ragione veduta, limitandolo, nel caso di artropatie, alle fasi acute della patologia, quando l’infiammazione e il dolore sono tali da limitare in modo importante la mobilità delle articolazioni.

Superata la fase acuta del problema, si può prendere in considerazione l’eventualità di infiltrazioni con acido ialuronico.

Se effettuate correttamente, le infiltrazioni di cortisone non sono gravate da particolari effetti collaterali a livello locale; in alcuni casi, tuttavia, si possono registrare infiammazione locale con dolore e arrossamento; questo tipo di problema tende però a scomparire nel giro di poche ore.

Lo stravaso di cortisone nella cute circostante la sede dell’infiltrazione può essere causa di atrofia cutanea e depigmentazione nei pressi della parte sottoposta a trattamento.

infiltrazioni somma vesuviana
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